

Con questo post sul lamentarsi, rispondo a Elena che mi chiede: “Che cosa posso fare per migliorare il mio carattere lamentoso?”. Cara Elena, innanzitutto, grazie di aver proposto questo tema. Nella tua richiesta ci sono tanti utilissimi spunti di riflessione, mi soffermo prima di tutto sulla definizione di “carattere lamentoso”. Rimandando a un prossimo post un approfondimento sul carattere, concentriamoci ora sulla lamentela, sull’arte di lamentarsi. La lamentela è una ragnatela che tessiamo giorno dopo giorno per poi rimanerne imprigionati!
Prima trappola in cui spesso cadiamo è quella di considerare la tendenza a lamentarsi (“lamentosità”) un tratto caratteriale.
Attenzione, la lamentela non è un tratto caratteriale o di personalità, lamentarsi è un’abitudine. Sì, lamentarsi è una gran brutta abitudine che apprendiamo e continuiamo a praticare quotidianamente fino a renderla automatica… così la chiamiamo carattere.
La seconda trappola da evitare è la diffusa convinzione limitante che ci mostra la lamentela come qualcosa di utile.
È innegabile, però, che lamentarsi produca degli effetti, vediamo un po’ quali:
Quanta utilità troviamo in questi effetti del lamentarsi è poi una valutazione assolutamente soggettiva.
La terza grande trappola del lamentarsi è pensare che lamentandosi ci si sfoga, ci si libera dalle emozioni negative. A questo proposito una precisazione va assolutamente fatta, distinguiamo lo sfogo dalla lamentela.
Tutti viviamo esperienze negative, delusioni, dolori, ingiustizie, perdite. In questi momenti, è molto utile condividere con le persone vicine le proprie emozioni e il proprio vissuto, dar voce al proprio sentire; non facendolo rischio di trattenere tutto dentro e di accrescere il malessere.
Se però
allora non ci sono dubbi, mi sto proprio lamentando e lamentarsi alimenta il malessere non mi fa condividere un vissuto.
Vediamo alcuni piccoli suggerimenti utili per smettere di lamentarsi:
Fammi sapere come va, ti auguro tanti splendidi giorni di benessere e cambiamento!
32 Comments
Spesso mi capita di provare una sensazione di fastidio verso persone che hanno l’abitudine di lamentarsi continuamente. Per questo cerco di non essere così.. almeno con le persone che non rientrano nella mia cerchia ristretta. Infatti è diverso quando parlo con mio marito: con lui non riesco a far finta di niente se qualcosa mi assilla e così mi sfogo, almeno penso..anche se a volte lui mi dice che mi lamento..
Il problema secondo me è che le cose negative o fastidiose che ci capitano dovrebbero essere analizzate e poi archiviate. Questo è molto difficile per me: archiviare.
Ciao Antonio. Intanto….Auguri per il lieto evento!
Sulla lamentela posso dire che, dopo decenni passati a lamentarmi ( ho comunque avuto una vita davvero dura, anche se qualche scelta è derivata da una grande immaturità emotiva ed affettiva ) , nel momento in cui le cose hanno cominciato a migliorare, sono stata così grata e consapevole che ho deciso che non volevo lamentarmi più. E sto tuttora impegnandomi . ..Quando di fronte ad una nuova difficoltà tendo a ricadere nei vecchi copioni , sposto l’attenzione sulle cose belle della mia vita, e per aiutarmi mi dico…Ora c’è questo problema, ma c’è anche altro. Imparare ad avere il controllo sui pensieri è un lavoro duro ma utilissimo! Faticoso e affascinante. Tornando alle lamentele, mi sono resa conto, parlando soprattutto con le mie amiche, che almeno l’80% di quello che dicono verte su qualcosa che non va. Sento la negatività che mi arriva da tutto questo, e mi sento spesso frustrata perchè consapevole che sarebbe inutile cercare di spiegare che si può vivere meglio cambiando qualcosa di noi che non è funzionale. E non voglio chiudere le amicizie…ovviamente. Se quello che faccio non funziona ,che nuova strategia dovrei adottare? Forse… avere il coraggio di essere me stessa fino in fondo e spiegare il mio malessere anche a rischio di non essere compresa? Ok, che conseguenze avrei? perdere comunque l’amicizia? Ok. Forse ho capito che gran parte del problema sono io che non voglio lasciare il mio copione di amica sempre recettiva e disponibile….Come d’altronde sono loro con me.
Ciao
Patrizia
Ciao Patrizia,
grazie per aver condiviso con noi le tue riflessioni!
A presto!
Lucia, staff Antonio Quaglietta
Credo, che spesso ci scordiamo di non essere le uniche persone che esistono al mondo…. L’autocommiserazione (che insegnamo ai nostri figli in fasce)spesso ci intrappola in circuito vizioso dal quale non è facile uscire. BISOGNA VERAMENTE VOLERLO!!!!! Imparare a non lamentarsi in continuazione è sicuramente un ottimo inizio….
…Penso che ogni cosa abbia sempre una doppia lettura…come la medaglia:sfogo-lamento,dolore-disperazione… e quello che,secondo me,fa la differenza è quanto davvero mi sento solo…Manzoni è un grande quando parla del dare anche quando non si ha ma sembra pazzo se non s’aggiunge che Un’Altro riempie ciò che è vuoto e la FIDUCIA che porta la mano a prendere qualcosa in un sacco che sembra vuoto è la chiave!!!Se a prescindere da quello che mi capita SO che non sono intimamente solo posso urlare,soffrire,lottare,distruggere e costruire,ma non sarò disperato…non avrò bisogno di non pensare nascondendomi dietro maschere come quella del lamento…
Viola scrive:
“Spesso mi capita di provare una sensazione di fastidio verso persone che hanno l’abitudine di lamentarsi continuamente. Per questo cerco di non essere così.. almeno con le persone che non rientrano nella mia cerchia ristretta. Infatti è diverso quando parlo con mio marito: con lui non riesco a far finta di niente se qualcosa mi assilla e così mi sfogo, almeno penso..anche se a volte lui mi dice che mi lamento..
Il problema secondo me è che le cose negative o fastidiose che ci capitano dovrebbero essere analizzate e poi archiviate. Questo è molto difficile per me: archiviare.”
Cara Viola,
Rispondo con un po’ di ritardo ai vostri commenti perchè ho voluto prendere una settimana di stacco da tutto per la nascita di mia figlia, una settimana da dedicare solo alle mie donne 🙂
Grazie di aver condiviso la tua esperienza, assolutamente utile ciò che fai, è giusto raccontare e sfogarsi con le persone vicine.
Se tuo marito ha l’impressione che sia lamentela è non sfogo…sarà perchè riguarda sempre le stesse cose… o perchè lo sfogo dura troppo?
Una domanda molto utile in questo caso è: Cosa precisamente ti rende “molto difficile” archiviare?
Facci sapere.
Splendida giornata a te!
Antonio
Evita scrive
“Credo, che spesso ci scordiamo di non essere le uniche persone che esistono al mondo…. L’autocommiserazione (che insegnamo ai nostri figli in fasce)spesso ci intrappola in circuito vizioso dal quale non è facile uscire. BISOGNA VERAMENTE VOLERLO!!!!! Imparare a non lamentarsi in continuazione è sicuramente un ottimo inizio….”
Cara Evita,
tutto è difficile prima di diventare facile!
Siamo spesso schiavi di abitudini distruttive che semplicemente continuiamo a portare avanti per inerzia. Giorno per giorno, passo dopo passo vanno sostituite con abitudini che promuovano il nostro benessere profondo, la nostra gioia e la nostra felicità.
Mi piace molto il tuo “BISOGNA VERAMENTE VOLERLO!!!!!”, aggiungerei che bisogna anche sapere come farlo.
Pe rcambiare devi voler cambiare e sapere come farlo altrimenti la sola volontà rischia di produrre tanto sforzo e poco risultato. Sapendo come fare puoi minimizzare lo sforzo e ottenere grandi risultati.
La piaga di questa nostra società è che ci insegna di tutto, guidare, usare computer, lavorare,ACQUISTARE… ma non come promuovere il benessere ed accrescere le nostre risorse emotive e relazionali.
Ma noi siamo quI, tutti insieme, per questo: CRESCIAMO CONDIVIDENDO!
Grazie del contributo e splendida giornata a te!
Antonio
meg scrive
“…Penso che ogni cosa abbia sempre una doppia lettura…come la medaglia:sfogo-lamento,dolore-disperazione… e quello che,secondo me,fa la differenza è quanto davvero mi sento solo…Manzoni è un grande quando parla del dare anche quando non si ha ma sembra pazzo se non s’aggiunge che Un’Altro riempie ciò che è vuoto e la FIDUCIA che porta la mano a prendere qualcosa in un sacco che sembra vuoto è la chiave!!!Se a prescindere da quello che mi capita SO che non sono intimamente solo posso urlare,soffrire,lottare,distruggere e costruire,ma non sarò disperato…non avrò bisogno di non pensare nascondendomi dietro maschere come quella del lamento…”
Cara Meg,
Grazie della condivisione,
trovo molto vero ciò che dici e soprattutto che il lamento, a volte, è una maschera, un copione che ci deresponsabilizza, ci rende rassegnati e poco attivi nel prendere in mano le redini della nostra vita.
Le avversità fanno parte del viaggio, il dolore è parte della vita…cosa farne e come affrontare il viaggio lo decidiamo noi!
Cresciamo Condividendo!
Splendida giornata a te!
Antonio
Secondo me in realtà ci si lamenta sia per espellere in qualche modo le nostre negatività sia per stare al centro dell’attenzione…anche se questa è completamente negativa! ci piace a volte autocommiserarci x essere compresi e “coccolati” dalle persone che abbiamo intorno…se se:)
Sono d’accordo Antonio quando dici nel post di cui sopra che per rcambiare devi voler cambiare e sapere come farlo altrimenti………
Mi sono anche accorto infatti che a volte si può essere influenzati da persone che magari per ragioni di lavoro ti stanno vicino ed hanno questa abitudine di lamentarsi tutti i giorni. Poi nella lamentela ci infilano dentro anche la critica!! Questo è uno dei casi in cui bisogna sapersi tutelare e sapere come farlo. Grazie
ronaldo scrive:
Secondo me in realtà ci si lamenta sia per espellere in qualche modo le nostre negatività sia per stare al centro dell’attenzione…anche se questa è completamente negativa! ci piace a volte autocommiserarci x essere compresi e “coccolati” dalle persone che abbiamo intorno…se se:)
Caro Ronaldo,
purtroppo hai ragione,
per espellere la negatività però conviene sfograsi e poi proseguire lungo il cammino della vita. La lamentela con la sua insistenza e pervasività ci conduce a stati assolutamente negativi.
Le coccole sono assolutamente necessarie nella nostra vita e utili al nostro benessere.
Imparare, però, a farle e a chiederle in modo diretto e amorevole, senza bisogno di lamentarsi e autocommiserarsi rischiando di rovinarci la vita è mooooolto meglio! :))
Grazie di cuore del feedback!
Ti auguro una splendida giornata!
Antonio
Saverio scrive:
“Sono d’accordo Antonio quando dici nel post di cui sopra che per rcambiare devi voler cambiare e sapere come farlo altrimenti………
Mi sono anche accorto infatti che a volte si può essere influenzati da persone che magari per ragioni di lavoro ti stanno vicino ed hanno questa abitudine di lamentarsi tutti i giorni. Poi nella lamentela ci infilano dentro anche la critica!! Questo è uno dei casi in cui bisogna sapersi tutelare e sapere come farlo. Grazie”
Grazie a te caro Saverio.
Hai aggiunto un’utilissima informazione, impariamo a difenderci da chi fa della lamentela e della critica il proprio pane quotidiano. Solitamente queste persone portano via energia agli altri e non si nutrono nemmeno di quella energia. Una relazione di questo tipo ( tu ti lamenti e critichi, io ti ascolto e assorbo negatività) è assolutamente improduttiva per entrambi. Nessuno dei due cresce o accresce il proprio benessere… riflettiamoci è davvero importante stoppare le lamentele e costruire relazioni sane improntate sul benessere personale e relazionale.
Grazie di cuore!
Ti auguro una splendida giornata al riparo dalle lamentele! :))
Antonio
tutto bellissimo e spero di mettere in pratica i tuoi consigli visto che io mi lamento sempre o meglio vedo benissimo che ormai è diventata una abitidine dopo aver avuto un attacco di panico dopo il quale la mia vita è cambiata n ma adesso sto meglio e con l’aiuto di antonio e i suoi scritti vado avanti .piero67
Io non mi lamento mai perché accetto sempre le cose come capitano, ma vedo attorno molte lamentele riguardo a ogni sfaccettature della vita.
Il post sembra indicare la via da percorrere da questi stati d’animo, ma forse non tiene conto che, in genere la lamentela è una forma di autoincensamento; chi si lamenta in genere cerca di sottomettere l’interlocutore, anche perché in genere lo fa ad alta voce. Chi si lamenta non si rende conto di farlo. Il lamento continuo è parte integrante del carattere, è innato dalla nascita e non è modificabile perché procura una soddisfazione interna di sfogo che evita di affrontare i veri motivi della lamentela. In fondo lamentarsi è semplice, studiarne le cause per migliorare un po’ meno.
paolomio scrive:
“Io non mi lamento mai perché accetto sempre le cose come capitano, ma vedo attorno molte lamentele riguardo a ogni sfaccettature della vita.
Il post sembra indicare la via da percorrere da questi stati d’animo, ma forse non tiene conto che, in genere la lamentela è una forma di autoincensamento; chi si lamenta in genere cerca di sottomettere l’interlocutore, anche perché in genere lo fa ad alta voce. Chi si lamenta non si rende conto di farlo. Il lamento continuo è parte integrante del carattere, è innato dalla nascita e non è modificabile perché procura una soddisfazione interna di sfogo che evita di affrontare i veri motivi della lamentela. In fondo lamentarsi è semplice, studiarne le cause per migliorare un po’ meno.”
Ciao Paolo,
sono d’accordo con te sul fatto che chi si lamenta ha un beneficio nel farlo e spesso usa la lamentela come “trappola” relazionale per ottenere attenzione dagli altri. Una delle abilità comunicative e relazionali fondamentali infatti è quella di non lasciarsi agganciare emotivamente da questi ricatti e saper stoppare la lamentela per non diventare complici di un gioco pericoloso e distruttivo.
Che la lamentela continua sia un tratto caratteriale, innato e non modificabile sinceramente non lo condivido e posso assicurarti che persone con cui ho lavorato in counseling hanno riconosciuto, accettato e poi modificato in modo significativo la propria tendenza alla lamentela.
Grazoie del commento e degli spunti.
Ti auguro una splendida giornata!
Antonio
Io credo che il lamentarsi continuamente sia un alibi per evitare il cambiamento; dopotutto è molto più facile e più comodo ” crogiolarsi ” nel lamento piuttosto che lavorare su se stessi e responsabilizzarsi pensando che ciò che ci capita sia in buona parte ciò che ci siamo voluti. Lamentandoci ci creiamo un alibi perfetto per deresponsabilizzarci ma perdiamo una fantastica occasione per crescere e per conoscerci. Flavia
Condivido appieno il pensiero di Saverio. Crescendo in un ambiente familiare pieno di critiche e lamentele si arriva a considerare la lamentela come una routine, un qualcosa di necessario e che bisogna incoraggiare per il benessere della famiglia. Bene, questo è il pensiero di chi si lamenta però, di chi non ha voglia di cambiare, di chi non ha il coraggio di guardare la vita negli occhi e ammirarne la loro bellezza, di chi non è stato in grado di proiettare la propria mente lontano vedendo soltanto il marcio in tutto ciò che di buono ci è rimasto ancora. Personalmente, chi non ha un carattere forte finisce per nuotare in questo mare di negatività e venirne completamente sommerso.
E’ inutile negarlo, sono anch’io una lamentatrice ! Non per giustificarmi, però, mi lamento di ciò che, secondo, il mio modo di vedere o fare le cose, c’è qualcosa che non mi torna. Mi piace molto l’idea dello scegliere il luogo e il tempo da dedicare alla lamentela e l’esercizio del giorno della non lamentela, voglio provarci
Ciao Francesca,
facci sapere cosa succede dopo un po’ che
hai fatto l’esercizio!
Sorrisi,
Lucia
Ciao, da un mese sto prestando attenzione alla lamentela, alcuni giorni sono più attenta altri meno, oggi mi sono accorta che dal mattino ho incominciato a lamentarmi con tutte le persone che ho incontrato per come vanno le cose nella nostra piccola cerchia, per come sarà il tempo, per la situazione politica, ed economica del paese. Che sensazione di disagio e malessere, cavolo fa stare proprio male. Ieri mi sono pure arrabbiata parlando con un’amica di un personaggio prepotente che vive vicino a noi e di cui non sappiamo come liberarci. Veramente non serve a niente lamentarsi fa stare solo male, sono contenta che col tuo aiuto mi sto accorgendo di questo, grazie
La lamentela come strumento per allontanarsi dal focus del bisogno e non prendersi delle responsabilità di cambiamento.. una trappola che mettevo in atto , ora molto meno ma necessito di costante impegno e ascolto interiore ..
In cammino..
Grazie Antonio per le perle ‘illuminanti’
Grazie di cuore a te, Antonella!
Lucia, staff Antonio Quaglietta
Buongiorno.
Io mi lamento spesso e me ne vergogno…più che altro perché mi spiacerebbe molto passare per la lamentosa di turno.
Purtroppo a volte non riesco proprio a farne a meno, la negatività che ho dentro non riesco ad assorbirla e quindi la devo buttare fuori, altrimenti scoppio.
Dopo però mi sento in colpa e penso che se avessi atteso anche soltanto quei dieci minuti in più sarebbe passato tutto e anche la voglia impellente di sfogarmi. Ma ci ricasco sempre! Come fare? Capita anche a qualcun altro???
Ciao Claudia,
ti invito a richiedere questo videocorso gratuito di Antonio, può esserti utile rispetto alla domanda che poni:
https://www.antonioquaglietta.it/libera-la-mente-apri-il-tuo-cuore-videocorso-gratuito/
Tienici aggiornati!
A presto!
Lucia, staff Antonio Quaglietta
Ti ringrazio per questo post, ho pensato alcune volte (con sdegno) di essere una persona lamentosa, ma ora ho scoperto… che mi stavo solo sfogando! 😀
Grazie di cuore per la tua condivisione, Manuela!
Lucia, Staff Antonio Quaglietta
Ti ringrazio bellissimo questo post. Mi capita spesso vedere le mie colleghe di lavoro lamentandosi di qualsiasi cosa.
Grazie per la tua condivisione, Irina!
Staff Antonio Quaglietta
Ciao a tutti,
sono Giuseppina.
Aprirsi con qulacuno per rielaborare un vissuto non necessariamente negativo aiuta a guardarsi dentro e piu’ in profondita’.
Lamentarsi e’ sterile e’ un rinforzo negativo.
Condivido le osservazioni di Antonio.
Vorrei pero’ aggiungere che per arrivare a questa realta’’ …..mi sono lamentata anche io !!!!!Ah ,Ah,Ah.
Guardare oltre aiuta
,capire cosa vogliamo e chi vogliamo essere aiuta….
lamentarsi significa fermarsi.
Giuseppina
Grazie per il tuo contributo, Giuseppina!
Lucia,
Staff Antonio Quaglietta
Grazie Antonio per questo interessante articolo. Mi capita ancora di lamentarmi e quando succede mi chiedo quale parte di me lo sta facendo e cerco di vedere se ci sono parti che mi vogliono dire qualcosa. Ma molto più spesso riconosco il mio corpo di dolore che vuole autoalimentarsi che cerca ogni pretesto per farlo. Ieri sera, diversamente dal solito, mi ci sono arrabbiata così tanto che dal sentirlo più grande di me l’ho visto ritirarsi fino a diventare una piccola pozzanghera di fronte a me.
Fare questo mi ha fatto star bene perché mi sono permessa di esprimere rabbia cosa che difficilmente faccio a mi ha fatto sentire che sono in grado di proteggermi. Tornerà il corpo di dolore lo so ma avrà sempre meno presa.
Grazie perché questo è possibile anche al tuo e al vostro prezioso contributo. Un abbraccio.
Grazie a te per la condivisione, Mara!
Lucia,
Staff Antonio Quaglietta