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Crescita personale: Felicità e intelligenza emotiva

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Risorse per la crescita personale

Ciao e ben trovato.
Hai mai sentito parlare di QI, il famoso Quoziente Intellettivo? Immagino di sì, è una parola, oramai, di uso comune. Hai mai sentito parlare di IE, Intelligenza Emotiva? Certo è che i due concetti non hanno la stessa “fama”.

Che cosa intendiamo, solitamente, valutando una persona come molto intelligente?
Riesce nello studio, ha buona memoria, esegue calcoli velocemente etc. Ci riferiamo al famosissimo QI. Ma cos’è il Quoziente Intellettivo?

“Il quoziente d’intelligenza o QI è un numero derivato da una serie di test standardizzati. Questi test misurano l’abilità di una persona nell’eseguire un certo numero di compiti ai quali la maggior parte delle persone cresciute in quella società saranno esposte, e quindi la capacità di una persona nell’assimilare e ripetere compiti intellettuali meccanici.

Alto quoziente  intellettivo, alta felicità? Scopriamolo.

Nasce spontanea una prima domanda: i problemi più rilevanti e le soddisfazioni più grandi quale ambito riguardano, quello emotivo o quello razionale?

Di tutte le persone che conosco e che ho incontrato (nessuna a mio giudizio aveva un QI particolarmente basso), nessuna mi ha mai parlato con le lacrime agli occhi di un problema di calcolo, né di una grossa difficoltà con il computer, né del fatto che non ricordava a memoria un numero di telefono;

non ho visto nemmeno persone toccare il cielo con un ditoo essere sinceramente grati alla vita per aver risolto un complesso problema di calcolo.

Quando una persona parla un po’ di sé, del proprio senso di soddisfazione/insoddisfazione, di benessere/malessere o di felicità/infelicità, parla solitamente di problemi e soddisfazioni che riguardano emozioni, motivazione, rapporti personali, valori, senso d’identità.

Vediamo un altro aspetto fondamentale, le persone che ti attraggono quali qualità esprimono?

A) Velocità di calcolo, capacità di memorizzare dati, nozionismo, velocità nel ripetere compiti meccanici.

 

B) Capacità di motivarsi, di vedere il positivo e farlo vedere agli altri, capacità di comunicare efficacemente e di costruire e mantenere buone relazioni, capacità di gestire le proprie emozioni anche nei momenti critici, capacità di prevenire, disinnescare e gestire i conflitti interpersonali.

 

Metteresti la crocetta su A o B? QI o Intelligenza emotiva?

 

I grandi leader dell’umanità, gli uomini che hanno infiammato i cuori e gli animi dei popoli, i personaggi i cui nomi tutti, prima o poi, sentiamo citare, coloro che hanno lasciato il segno nella storia dell’umanità, che qualità esprimono, A o B?
QI o Intelligenza emotiva?

 

Cambiamo ancora punto di vista, parliamo di te e della tua vita.

Rileggi attentamente  le caratteristiche del QI e dell’Intelligenza emotiva  e valutane l’utilità per te nelle seguenti situazioni:

  • famiglia,
  • coppia,
  • lavoro,
  • amicizia,
  • nuovi ambienti.

 

QI o Intelligenza emotiva…Più A o più B?

Ovviamente entrambe sono utili e necessarie per una buona qualità della vita ma credo ci siano pochi dubbi su quale totalizzi più punti nei vari contesti!
Che lo vogliamo o no, siamo immersi in contesti umani e relazionali complessi, la frustrazione è sempre dietro l’angolo, il nostro equilibrio psicofisico è costamente messo alla prova.

 

Creare e mantenere un equilibrio interiore forte, stabile, soddisfacente significa assicurasri benessere personale e relazionale; Vuol dire “costruire la nostra casa sulla roccia”.

A cosa serve avere 3 lauree se non so accrescere la mia umanità e intessere relazioni stabili, ricche e soddisfacenti?

Le capacità che costituiscono l’intelligenza emotiva sono chiamate, infatti, anche competenze trasversali o meta competenze, sono competenze utili anzi necessarie in ogni ambito della vita.

 

Le domande della settimana allora sono:

perché dedichiamo anni a sviluppare il QI ma poco tempo a sviluppare l’Intelligenza Emotiva e le meta competenze?

– perché ci insegnano a guidare auto, utilizzare computer, eseguire compiti e non a costruire relazioni, motivarci, comprendere e gestire al meglio le nostre emozioni?

 

Ti auguro una splendida settimana e buona riflessione!

Commenta questo post a caldo, Cresciamo Condividendo!

Antonio

17 Comments

  1. Silvana ha detto:

    Purtroppo in alcune situazione di valutazione ad esempio inserimento lavorativo o anche ad una partecipazione ad un corso inseriscono anche il QI, che tra l’altro non ritengo un valido strumento conoscitivo della personalità di un individuo, ci manca poco che non inseriscono la macchie di Rorschach.

    • Rita ha detto:

      se insegnassero IE la gente sarebbe più serena tranquilla consapevole e non ci sarebbe più competizioni negativa per scopi e raggiungimenti di potere in poche parole si amerebbe di più e il tutto sarebbe uno e uno il tutto ……… non so se si capisce ma mi hai detto tu di scrivere a caldo ciao e grazie grazie grazie

  2. Antoanto ha detto:

    sicuramente sono importanti entrambe. alla seconda domanda non saprei rispondere, alla prima dico che personalmente è da sempre che dò più importanza al IE che al QI, anzi ho dovuto recuperare tanto sul QI….cmq, nonostante gli sforzi fatti nel corso di aaanni, l’IE è ancora dormiente. a questo punto: quali sono le capacità da sviluppare per accrescere l’IE??? merci!

  3. Antonio Q ha detto:

    Silvana scrive

    “Purtroppo in alcune situazione di valutazione ad esempio inserimento lavorativo o anche ad una partecipazione ad un corso inseriscono anche il QI, che tra l’altro non ritengo un valido strumento conoscitivo della personalità di un individuo, ci manca poco che non inseriscono la macchie di Rorschach.”

    Cara Silvana,
    innanzitutto grazie della partecipazione e del contributo.
    Il QI viene ancora utilizzato come strumento conoscitivo e hai perfettamente ragione tu, non ci dice molto sulla personalità di un individuo.

    Se continuiamo a valutare solo o principalmente le capacità intellettive e a non valorizzare quelle emotive avremo una società sempre meno umana e sempre più piena di conflitti, violenza ed emozioni negative.

    A mio avviso tocca iniziare ognuno per sè un processo di crescita personale ed emotiva che abbia come fine il benessere e l’amore.

    Se ognuno di noi cresce può portare cambiamenti nella propria sfera di influenza e a cascata creare una società migliore per i nostri figli e i figli dei nostri figli.

    Grazie di cuore!

    Antonio

  4. Antonio Q ha detto:

    antoanto scrive

    “sicuramente sono importanti entrambe. alla seconda domanda non saprei rispondere, alla prima dico che personalmente è da sempre che dò più importanza al IE che al QI, anzi ho dovuto recuperare tanto sul QI….cmq, nonostante gli sforzi fatti nel corso di aaanni, l’IE è ancora dormiente. a questo punto: quali sono le capacità da sviluppare per accrescere l’IE??? merci!”

    Grazie Antoanto del tuo commento e della tua utile domanda.

    Le possibilità di sviluppo emotivo sono tante e non si finisce mai come in ogni vero percorso di crescita e miglioramento.

    Personalmente direi che un buon inizio può essere accrescere:

    Capacità di ascoltare veramente l’altro

    Capacità di rinviare la gratificazione

    Capacità di “sentire” gli altri, percependo gli stati emotivi ed entrando in empatia.

    Capacità di avere un visione della nostra vita e di dove si stiamo andando

    Capacità di vedere i nostri punti di forza e le nostre aree di miglioramento e di considerarsi sempre in evoluzione.

    Capacità di sognare e realizzare distinguendo il sogno (di cui sono fautore e parte attiva) dall’illusione (cambaimento magico e passivo che raddrizza la mia vita).

    Mi fermo altrimenti diventa un elenco infinito. 😉

    Spero di averti dato degli spunti utili.

    Grazie di cuore!

    Antonio

  5. Meg ha detto:

    …NOI NON LEGGIAMO E SCRIVIAMO POESIE PERCHè è CARINO …NOI LEGGIAMO E SCRIVIAMO POESIE PERCHè SIAMO PARTE DELLA RAZZA UMANA è LA RAZZA UMANA è RICCA DI PASSIONE…MATEMATICA,LEGGE,ECONOMIA…TUTTE COSE UTILI PER IL NOSTRO SOSTENTAMENTO ..MA LA POESIA,IL ROMANTICISMO,L’AMORE…SONO QUESTE LE COSE CHE CI TENGONO IN VITA…
    ..recita più o meno così uno dei più bei film che io abbia mai visto…e secondo me è la risposta alle domande della settimana!!! Per quanto può sembrare banale e retorico è solo l’amore,in tutte le sue forme, che da senso alla vita… il resto…è noia ;>!!!!La sua mancanza crea tutti i mostri che sono dentro e fuori di noi..purtoppo per noi l’amore è mistero,è rapporto con l’infinito,non si può CONTROLLARE,COSTRUIRE,ESIGERE…quindi si preferisce creare mondi alternativi e giustificazioni surreali pur di non ammettere il vero problema,pur di avere qualcosa…e così ecco il mito della carriera…il mito del denaro …della bellezza fisica ad ogni costo…e sempre più giù… il guaio è che si dissolve tutto come nebbia..
    e allora???Io arrivata al bivio,quando tutto si è dissolto come nebbia,mi sono ritrovata con me stessa e tutto quello che io ero…e sono partita da questo e oggi …sto costruendo “LA CASA SULLA ROCCIA”!!!

  6. Avant9000 ha detto:

    Innanzitutto buona serata a tutti.
    Appena rientrato da una lunga permanenza all’estero, mi accingo a riprendere le fila di un discorso interrotto, e mi ritrovo questo interessantissimo post sulle intelligenze.
    Sono particolarmente sensibile all’argomento in quanto è parte fondamentale del mio lavoro.
    Noto nel post alcune cose che non mi convincono.
    Innanzitutto QI e IE sono due cose diverse perché QI è un indice legato a dei test che misurano le abilità, riferendoci alle intelligenze multiple di Gardner, di almeno tre tipi di intelligenze, quella logico-matematica, quella linguistica, quella spaziale e forse quella cinestetica, se non anche quella, ancora in predicato, esistenziale, mentre IE è un acronimo per Intelligenza Emotiva e non un indice di misurazione.
    Mi sembra fuorviante confondere le due cose senza dare loro la giusta connotazione, anche perché suppongo che non tutti quelli che leggono il post siano edotti in materia.
    Ma diamo per acquisito, da adesso in poi, che con QI identifichiamo le intelligenze suddette e con IE la relativa intelligenza, e esaminiamo la domanda, perché QI e IE non hanno la stessa fama?.
    La domanda lascia presagire chissà quale occulto mistero, mentre il motivo più che ovvio è che i test sul QI risalgono ai primi anni del ‘900 mentre i test validati (di cui però è ancora da verificare l’effettiva efficacia, anche se ne faccio largo uso anche io) per l’ IE risalgono al massimo ad una quindicina di anni fa.
    Noto inoltre un simpatico tentativo di “vendere” l’IE come la panacea di molti mali. Niente da eccepire, però non può essere usato come strumento il “confronto di importanza” con il QI.
    Il confronto non è possibile in quanto sono due elementi complementari di uno stesso insieme, le intelligenze multiple, e quindi per definizione non confrontabili.
    E mi fa sorridere il ricordo di una delle prime nozioni che il mio maestro mi trasmise: “non svilire mai una cosa per esaltarne un altra, non puoi sapere, chi ti sta di fronte, cosa possiede….”
    Riuscite ad immaginare l’effetto di un post del genere su una persona con un alto QI?
    Comunque, proprio partendo dalla teoria delle intelligenze multiple di Gardner, mi sembra eccessivamente riduttivo e banalizzante il modo in cui sono espresse le abilità riconducibili al QI, in quanto esso è un validissimo indice per misurare la capacità “di interagire rapidamente con l’ambiente, di analizzare e sintetizzare problemi, non solo matematici o fisici, e di trovarne soluzioni originali”, e non solo la capacità “nell’assimilare e ripetere compiti intellettuali meccanici”.
    Detto cosi assume tutto un altro aspetto vero?
    Una definizione come quella data nel post, assolutamente detrattiva, può indurre in errore un lettore poco esperto.
    Anche mettere in contrapposizione i due tipi di intelligenza, (“mettereste la crocetta su A o B”), e soprattutto descrivere il tipo A con una frase banalizzante e contenete concetti comunemente associati a connotazioni negative, mentre per il tipo B usare una frase elogiante con concetti gratificanti, non mi sembra il massimo della correttezza nella comunicazione/informazione. Sembrerebbe quasi un voler pilotare la risposta. Anche in questo caso un lettore poco esperto potrebbe essere indotto in errore.
    A proposito, giusto come inciso, i grandi leader della storia non esprimono A o B, è comune interpretazione che esprimono quasi tutti A e B
    E veniamo alla domanda iniziale: “alto quoziente intellettivo=alta felicità?
    Sicuramente no!
    Ma chi ha mai detto che i due concetti sono assimilabili? È come chiedere “macchina di grossa cilindrata=alto tasso alcolico nel sangue?” Una domanda assolutamente retorica, anzi, assolutamente inutile.
    Intendiamoci, non metto in discussione le teorie di Goleman sull’ IE, ne faccio uso anche io nel mio lavoro, ma queste riguardano solo una delle intelligenze multiple, che sicuramente non è ne più ne meno importante delle altre intelligenze.
    E’ ovvio che avere un equilibrio interiore forte e stabile contribuisce a mantenere una condizione di benessere……, ma anche conseguire tre lauree aiuta, ve lo assicuro…
    L’una e l’altra insieme funzionano, l’una o l’altra disgiunte…non funzionano.
    E finiamo con la domanda della settimana…
    Perché ci insegnano a guidare la macchina a usare il pc etc etc e non a gestire le nostre emozioni etc etc.
    Esaminiamo la cosa: ad ogni tecnica di insegnamento deve seguire un processo di apprendimento.
    E ogni processo di apprendimento ha bisogno di uno strumento fondamentale….. la misurazione.
    Non è possibile parlare di apprendimento se non è possibile misurarne i risultati, e misurarli in maniera oggettiva e attendibile.
    Attualmente abbiamo degli ottimi strumenti di misura per le attività che investono la sfera del QI, ma, nonostante quello che ne dice Goleman, non abbiamo ancora strumenti oggettivi e attendibili per la misurazione dell’apprendimento nelle attività che investono la sfera della IE.
    E quindi lascio anche io con una domanda:
    Ma siamo proprio certi che è possibile insegnare a usare meglio l’IE, se non abbiamo ancora strumenti di misura oggettivi e attendibili per valutarne l’apprendimento?
    Forse è perché mancano questi strumenti e queste certezze che l’insegnamento delle abilità legate all’IE non ha ancora avuto lo sviluppo ipotizzato.
    Una buona serata a tutti…
    A proposito, sempre per inciso, io ho visto urlare di gioia e toccare il cielo con un dito decine e decine di persone, dopo aver risolto un complesso calcolo matematico.
    Perché quella soluzione gli ha fatto ottenere lavori con stipendi di diverse centinaia di migliaia di dollari l’anno…
    Come dire….il mondo è bello perché è vario!

  7. Antonio Q ha detto:

    Caro Avant bentornato dall’estero.

    Grazie delle utili precisazioni. Premetto che lo scopo dei post in questo spazio di discussione è quella di fornire spunti per lasciare a chiunque voglia contribuire, anche esperti come te, di arricchire la discussione. Chiarisco inoltre che nel post è espressa come ovvia la necessaria integrazione per una buona qualità della vita “Ovviamente entrambe sono utili e necessarie per una buona qualità della vita “.
    L’uso a tuo dire inappropriato dei termini rimarca lo stile di un blog che non è specialistico; lascia pure oltre alle precisazioni del caso i riferimenti al tuo sito o vostro sito (se fai parte di una scuola o di un gruppo specifico) su cui certamente si troveranno lavori e dispense di alto contenuto tecnico, specialistico e scientifico; puoi dare la possibilità ai lettori di approfondire.

    D’accordo con te su molti punti faccio alcune precisazioni:

    1) tu scrivi: “La domanda lascia presagire chissà quale occulto mistero, mentre il motivo più che ovvio è che i test sul QI risalgono ai primi anni del ‘900 mentre i test validati (di cui però è ancora da verificare l’effettiva efficacia, anche se ne faccio largo uso anche io) per l’ IE risalgono al massimo ad una quindicina di anni fa”. Mi sembra strano che una persona esperta come te attribuisca la fama, qui intesa come diffusione di massa di un concetto o di uno strumento al solo fattore tempo. La diffusione delle informazioni, degli strumenti e delle tecnologie in senso esteso ha un andamento esponenziale e oggi con Internet un anno è paragonabile a un secolo di 50 anni fa.

    2) Stiamo tutti attenti a non cadere nella “lotta tra i modelli”, si gioca, altrimenti, a chi ha più prove scientifiche per difendere il proprio. Questo a mio avviso è un gioco sterile. Gardner autore rispettabilissimo e il cui lavoro è una pietra miliare nello studio sull’intelligenza, non è però l’autore unico o assoluto o il migliore solo perché nel “tuo” modello di riferimento utilizzate questo.

    3) tu scrivi “Noto inoltre un simpatico tentativo di “vendere” l’IE come la panacea di molti mali.”, chiedo allora scusa a te agli altri lettori ma la mia intenzione non è di “vendere” panacee di molti mali anche perché non lavoro con l’intelligenza emotiva di Golemannn, né l’autore è mio parente. Credo che tu, che sei del campo, converrai con me che la scuola e la società italiana sono molto più “concentrate” allo sviluppo di abilità logico-matematiche che emotive. Questo è un punto che volevo rimarcare assumendomene tutte le responsabilità.

    4) Ovviamente essendo il mio blog esprimo certamente le mie idee, non potrebbe essere diversamente…lasciami dire che nemmeno tu sei oggettivo, se poi crediamo all’oggettività di un punto di vista, parliamone. Il massimo che posso fare è lasciare questo sito come uno spazio libero, su cui chiunque può commentare, favorendo così un confronto libero.

    5) l’ultima cosa che mi preme dire è attenti alo scientismo! Quando la “Dea Scienza” diventa l’unico punto di vista il rischio, a mio avviso, è davvero alto. Molti modelli pseudo-scientifici o scientifici diventano chiusi e settari, L’idea di avere la verità in mano è la più pericolosa.

    Ciò detto, hai perfettamente ragione…dal tuo punto di vista.

    Grazie di cuore!

    Antonio

  8. Avant9000 ha detto:

    Caro Antonio, grazie a te della risposta.
    Se uso frequentare blog come il tuo, e anche altri similari, è perché le argomentazioni sulla crescita personale mi interessano moltissimo, sia per quanto riguarda la mia crescita personale sia per quanto concerne la mia attività lavorativa.
    Grazie anche per la definizione di esperto, ma non sono un esperto, non appartengo a scuole e non ho siti con materiale specialistico, in poche parole, non sono un concorrente….:-)
    Potrei definirmi un esperto, più che nella “formazione” o nei “processi di crescita e apprendimento”, nella “misurazione” dei livelli di potenzialità raggiunti o raggiungibili.
    È per questo che mi avvalgo, nella mia professione, di strumenti relativi alla misurazione delle abilità specifiche riconducibili alle intelligenze multiple. Alla fine devo esprimere un giudizio sulle possibilità di un essere umano di trovarsi bene in un determinato contesto, di interagire con esso senza subire fratture e senza causarne, e di rispondere con rapidità agli stimoli a cui un contesto estremamente dinamico lo sottopone.
    Ed ecco perché l’idea di banalizzare il QI per privilegiare l’IE mi lascia perplesso. È sempre probabile che qualcuno dei lettori del blog possa un domani trovarsi di fronte ad un esame, e non raggiungere il risultato sperato perché, nel contesto specifico di appartenenza, ha trascurato l’importanza del QI.
    Mi scuserai se sono volutamente poco chiaro, tu avrai sicuramente capito di cosa mi occupo, e quindi capirai che l’anonimato, almeno in partenza, è un requisito fondamentale per la mia professione.
    E non ti nascondo che è anche navigando in siti come il tuo che a volte individuo risorse umane e potenzialità inespresse.
    Ritorno alla tua risposta, non per instaurare un contraddittorio, ma proprio perché dialogare con te è stimolante.
    Tu sei un professionista delle tecniche di comunicazione (ti dispiace se uso questo termine piuttosto che esperto?)
    In maniera diversa lo sono anche io. Non dirmi che la frase “Ovviamente entrambe sono utili e necessarie per una buona qualità della vita “. per di più seguita da “ma credo ci siano pochi dubbi su quale totalizzi più punti nei vari contesti!” possa da sola riequilibrare il senso di un post .
    QI ed IE sono due cose assolutamente diverse, che investono sfere diverse, che fanno star bene ENTRAMBE in maniera diversa. La mia opinione è che abbiano pari importanza e pari dignità. La tua opinione, che è chiaramente e giustamente espressa nel post, è che IE sia importante e QI sia banale? Va bene, è la tua opinione. Quello che non mi ha convinto è il metodo usato per portarla avanti.
    Le parole sono armi, diceva il mio maestro, tanto più pericolose quanto più gli altri sono indifesi ed esposti ai loro colpi. Non usarle mai come tali per privilegiare o affermare una tua idea. Al massimo per difenderla.
    E poi, perdonami, ma dopo hai fatto un piccolo autogol…:-).
    Se è vero che internet accelera di 50 volte il processo conoscitivo/informativo, allora le teorie sull’IE sono ancora più in ritardo, visto che non si sono diffuse NONOSTANTE siano nate e cresciute al tempo del web…… Oppure c’è qualcosa che non funziona nelle teorie stesse. Forse sono troppo empiriche ancora? Forse sono troppo soggettive per creare un modello standardizzato?
    Hai ragione, forse non è questione di tempo…..
    Certo che ci sono modelli diversi e tutti altrettanto validi, mi riferivo a Gardner in quanto precursore, ma non ne faccio modello, ne tantomeno i miei strumenti di misurazione attuali sono basati su un modello unico.
    Convengo con te quando dici che la scuola privilegia ancora oggi lo sviluppo delle capacità logico-matematiche trascurando quelle emotive. Ma sono, per il momento, le uniche abilità che possono essere insegnate su larga scala. L’insegnamento delle abilità relative all’IE è ancora ai primordi, e troppo soggettivo e personale per poterne trarre un modello applicabile ai grandi numeri. Sono consapevole che è il tuo blog, sono consapevole che esprimi le tue idee, e sono anche felice dello spazio libero per poter dialogare, te ne do atto e merito. E, ripeto, è stimolante dialogare con te.
    Quello che non ho condiviso è il metodo con cui è stata presentata l’IE in contrapposizione con il QI.
    Enfatizzando un concetto ed banalizzando l’altro.
    E ti assicuro che, per accedere a certi contesti, ancora oggi è più importante QI che non IE. Penso che l’informazione corretta che deve essere data sia proprio questa: “oggi l’importanza dell’IE nel benessere personale è trascurata, ma attenzione al QI, non lo trascurate o banalizzate, è ancora quello, nella maggioranza dei casi, che vi aprirà le porte di…….
    E questo sicuramente non è avere come unico punto di vista la “Dea Scienza”, ma neanche privarla del ruolo ancora determinante che ha nella vita di ognuno.
    Ma anche tu comunque hai perfettamente ragione…dal tuo punto di vista…:-)
    P.S.: la mia mail è reale, nel caso volessimo chiacchierare di oggettività e soggettività, anche se non sarebbe una cattiva idea, nel percorso di crescita personale e emotiva, farne argomento del blog.
    PP.SS.: I miei complimenti per “l’umano… “. Devo darti atto che è straordinario è che hai un gusto è una sensibilità veramente eccezionale.
    L’ho praticamente “bevuto” tutto d’un fiato…. E alcune cose sono state per me una vera scoperta….
    Grazie…

  9. Giovanna ha detto:

    evviva! finalmente un po’ di contraddittorio sano, interessante, costruttivo. Grazie Avant, grazie Antonio per le precisazioni, le puntualizzazioni, le riflessioni e gli approfondimenti.
    non ho gli strumenti nè in termini di QI nè in termini di IE per poter “sedere” al tavolo di lavoro che avete aperto, volevo però solo dire una cosa: è chiaro che ognuno abbia ragione…dal proprio punto di vista…ma, francamente, questo “relativismo cosmico” mi ha un po’ seccato (e anche io ho ragione…dal mio punto di vista). Possibile mai che non esistano dei punti fermi da cui partire? delle osservazioni comuni, dei punti di partenza da cui poi si sviluppino i diversi modelli? tutti validi? siamo sicuri? qual è il termine di misurazione attraverso cui diciamo che un modello sia migliore di un altro? la felicità, il benessere che diffonde? gli strumenti di cambiamento? le modificazioni positive che ingenerano negli altri?
    quanto alle domande della settimana…QI e IE devono essere presenti entrambi…
    in famiglia, coppia, lavoro,amicizia,nuovi ambienti ho bisogno di sviluppare tutti e due.

  10. Antonio Q ha detto:

    Caro Avant,
    Grazie di aver condiviso un po’ di informazioni su di te e sulla tua professione. Anche per me è interessantissimo e stimolante il confronto con te.

    Invitandoti a rimanere dei nostri in questo luogo e a esprimere sempre liberamente ciò che pensi e senti, ti rispondo sinteticamente per non tediare i lettori con i nostri dialoghi…. 😉 Resto a tua disposizione con i miei riferimenti privati per tutti gli approfondimenti.

    Complimenti a te e ai tuoi maestri, condivido che le parole sono come pallottole…bisogna stare sempre attenti a come le si usa.

    Il mio grande “Maestro” mi ha insegnato addirittura che la Parola è vita…

    Due cose è utile che io faccia:

    1) chiarire ai lettori che condivido al 100% la tua visione e non ho mai inteso banalizzare il QI: QI e IE SONO ENTRAMBE UTILI E NECESSARIE, DIVERSE E CONCORRONO A UNA BUONA QUALITA’ DELLA VITA. La mia intenzione era come dire “Difendere il fratello minore…” che spesso è sottovalutato. Chi è dotato di altissimo QI gode di tutta la mia stima e ammirazione! Anche sana invidia 😉

    2) Chiarire che la mia idea di Crescita Personale, che è poi l’idea fondante di RicominciodaMe, non contempla “concorrenti” né partite o sfide. La metafora spontanea dell’autogol rimanda a un gioco a somma zero…calcio, partita, sfida, perdente, vincitore. Questo è un luogo di dialogo che spero rimanga tale per tutti. LIBERA ESPRESSIONE DI IDEE.

    Una riflessione da cui nasce l’interesse forse anche eccessivo e nel post forse anche smodato di promozione delle capacità emotive, sociali, relazionali, umane e spirituali è che:

    una società in cui a tutti i livelli e soprattutto nei centri decisionali (politica, magistratura, istruzione, etc.) ci si concentra poco sullo sviluppo delle metacompetenze è una società che perde di vista l’umano come bene primario e insostituibile. Una società a mio avviso che perde di vista se stessa. La deriva di malessere dilagante che vedo mi sembra legato a uno staccarsi dalle proprie emozioni, dai sentimenti dalle relazioni e da se stessi.

    Semplicemente questo.

    Grazie Avant!

    Splendida giornata a te!!

    Cresciamo Condividendo!

    Antonio

    P.S. Grazie davvero dei complimenti sull’Umano devo dire però che di quella sezione se ne occupa Antonella Dimauro che sarà lietissima di sapere che la sua sensibilità e il suo gusto sono davvero eccezionali… è vero!

  11. Mario ha detto:

    un saluto a tutti
    più che un commento il mio è un contributo alla discussione, e un ringraziamento ad una persona che, facendomi riflettere, mi ha dato la possibilità di vedere le cose da un altro punto di vista.
    Premetto una cosa, che la persona in questione mi ha pregato di dire, e cioè che sono membro del MENSA da oltre 25 anni, ho un QI decisamente alto. (però per piacere Antonio, non invidiarmi….:-D).
    Abbiamo discusso stamattina sugli interventi e ovviamente mi sono subito parse esatte le considerazioni di Avant9000. Ancora adesso, per correttezza di informazione, devo dire che le ritengo esatte o quanto meno giustificate, anche se poi….. vabbè, lo leggerete in seguito. E comunque mi sembra che poi con l’ultimo intervento chiarificatore di Antonio le differenze di vedute si siano avvicinate molto. Comunque dicevo, praticamente stavamo quasi per “prenderci a capelli” come si dice dalle mie parti, cosa che non è avvenuta per due motivi logistici: primo, eravamo al telefono; secondo,…non ho capelli…:-D
    Poi la persona in questione mi dice: prova a fare un esercizio di trasposizione, prova a leggere il post con la mente di uno che non ha un QI cosi elevato come il tuo, cosa ci vedi?
    La cosa non è stata facile, anche perchè chi ha un QI basso in genere non lo sa….
    Comunque con molto sforzo ci sono riuscito, e ho visto quello che la persona aveva visto:
    Io l’ho chiamata “liberazione da una cappa”, lei l’ha chiamata “motivazione” ma alla fine è più o meno la stessa cosa. Il post in questione, ponendo fortemente l’accento sulla IE, un campo nuovo, una nuova frontiera da esplorare e conquistare, genera nuova voglia, nuova linfa vitale, nuova fiducia nella vita in chi per anni è stato sotto la cappa della “amarezza di non essere particolarmente intelligente” e quindi gli da nuove e più forti motivazioni.
    Ecco l’altro punto di vista, quello che bisogna sempre cercare quando si è troppo sicuri della propria idea.
    Visto con i miei occhi, e probabilmente con quelli di Avant9000 il post aveva assunto un significato, visto con occhi diversi, occhi di chi ha bisogno di fiducia sicurezze certezze e motivazioni, aveva assunto un senso completamente diverso.
    La mia conclusione? semplice, il blog ha tema la “crescita personale” ed è scritto e diretto a chi ha appena intrapreso o sta per intraprendere il percorso di crescita personale.
    Probabilmente io e Avant9000 siamo gia ad un punto avanzato del percorso, e non abbiamo avuto l’umiltà di guardarci indietro e vedere chi c’è dietro di noi, di vedere a chi è diretto il blog. E cosi ho scongiurato quasi del tutto il rischio di perdere quegli ultimi radi capelli che mi rimangono:-D.
    Dico quasi perchè ci siamo lasciati con un altro litigio/interrogativo, che immagino la persona in questione non abbia posto ad Antonio, altrimenti mi avrebbe gia detto…. allora lo pongo io:
    Questa interpretazione del post era voluta quando è stato scritto oppure è una nostra personalissima interpretazione?
    Vi lascio una buona notte, e scusate se sono stato prolisso….
    Mario

  12. Giovanna ha detto:

    …quindi l’IE diventa l’alternativa agli “sfigati” che non hanno un QI elevato? a dirsi “siccome non ho un QI elevato e ne sono consapevole (il che a mio modestissimo avviso significa che il QI tanto basso non è), ho questo nuovo, fantastico e ricco pacchetto motivazionale chiamato IE che mi consolerà”.
    e poi nn credo che il blog abbia un target preciso di utenti con un QI consapevolmente basso, tant’è che interessa persone che proprio “sfigate” (QI basso consolate dall’IE elevato) non sono.
    Ma perchè deve passare il messaggio che le persone sono fatte “a pezzetti”? ho QI ma non IE, ho IE ma non QI…e che è?
    Sono lontana mille miglia da questa interpretazione. L’IE a mio avviso non è un’alternativa al QI basso…ma una precisa caratteristica dell’individuo. immagino che persone con QI elevato possano avere anche IE elevata e viceversa..

  13. Antonio Q ha detto:

    Cari Mario e Giovanna,
    scusate il ritardo ma sono giorni davvero frenetici. Siete tra le mie priorità, vi ringrazio della partecipazione e vi risponderò al più presto.

    Splendida giornata a voi!

    Antonio

  14. Mario ha detto:

    Eccomi qui, puntuale come un orologio napoletano…:-D
    Ciao Giovanna, chiedo scusa se ti è arrivata una sensazione che non era quello che volevo trasmettere.Purtroppo accade…:-(. E’ uno dei difetti della comunicazione scritta, fatta a strati sovrapposti, e a volte ci si insinua dentro uno strato non voluto:-D.
    Penso come te che la persona è UNICA, unica nella sua complessità. Proprio per questa unicità e complessità, è stato necessario segmentarla. Quindi non persona “a pezzetti” ma persona “unica” segmentata nelle sue molteplici sfaccettature solo per poter comprendere meglio i meccanismi (a questo punto non sarebbe il caso di chiamarli “emozionismi?”)che guidano le sue scelte. D’altronde, la medicina tradizionale non ha fatto la stessa cosa segmentando un corpo unico in tanti organi per poterne comprendere i meccanismi? (ecco, qui meccanismi ci sta bene:-))
    Ritornando su QI ed IE, non penso affatto che IE sia un contentino per chi ha basso QI. Se cosi fosse, potrebbe essere anche l’inverso non trovi? il QI potrebbe essere il contentino per chi ha bassa IE…:-). Personalmente vedo due segmenti della PERSONA, che individuano aree comportamentali ed emozionali diverse ma intimamente legate, perchè le due sfumano l’una nell’altra, si fondono e si dividono continuamente, nell’entusiasmante puzzle che è la sfera razionale-irrazionale di ogni persona. Le due cose insieme formano, anzi, SONO “l’intelligentia”, nell’accezione latina del termine. Ed è proprio in questo il senso del mio contributo precedente. QI ed IE non si “SOMMANO”, si “FONDONO”, si sostengono a vicenda aiutandosi nella crescita.IE non “COMPENSA” QI, o viceversa, IE “SOSTIENE E AIUTA A CRESCERE” QI e viceversa. Da qui il senso di sollievo…., o di motivazione, come qualcun mi ha suggerito…:-)
    A suffragare questa mia teoria ti dirò che in quasi mezzo secolo vissuto insieme con giovani e con clienti (brutta razza:-)) rarissime volte ho trovato squilibrio nei due fattori, ovvero ragazzi o clienti straordinariamente logici e analiti, ma emotivamente aridi, o viceversa.
    Un abbraccio e una buona serata…

  15. Avant9000 ha detto:

    Buongiorno e ben trovati,
    grazie Antonio per la risposta, il tuo pensiero adesso è più chiaro, e appare decisamente meno settoriale e più equilibrato.
    E grazie anche per l’invito a continuare a frequentare il sito. Invito che accolgo ben volentieri perché è un ottimo spunto per riflessioni e chiarimenti.
    Chiedo scusa se il mio termine “concorrente” è sembrato inappropriato, era usato nel significato più propriamente etimologico, ossia di chi corre insieme verso uno stesso obiettivo. Probabilmente alla base della nostra formazione ci sono le stesse esperienze, ma i nostri obiettivi lavorativi penso siano diversi.
    Da questa incomprensione nasce forse anche il richiamo al gioco a somma zero.
    Nel caso in questione l’autogol è relativo ad un gioco individuale, in quanto non era mia intenzione giocare, sfidare, vincere, perdere. È mia intenzione capire….. e crescere. Non bisogna mai smettere di crescere, nella vita, e di imparare. Ecco perché ho sottolineato in modo scherzoso le tue due affermazioni contrastanti. Se non è solo questione di tempo, e se i moderni sistemi di comunicazione di massa non sono riusciti a dare ad IE la stessa diffusione e notorietà di QI, penso che sia il caso di chiedersi il perché, piuttosto che chiedersi se un concetto è più importante dell’altro, o quanto è utile l’uno e quanto l’altro.
    Condivido la tua opinione che sia assolutamente necessario dedicare maggiore attenzione allo sviluppo delle competenze trasversali, e che questo costituirebbe un freno al malessere di cui soffriamo. Purtroppo, in una società rapidamente mutevole e altamente competitiva come quella in cui viviamo questo richiede un enorme investimento di risorse economiche e temporali, risorse che dovrebbero essere rese disponibili per tutti. Al pari della istruzione di base, mi spaventa anche il solo pensiero che questo “insegnamento” possa rimanere appannaggio dei pochi eletti in grado di pagarselo. Allargheremmo ancor più la forbice tra chi “può” e chi “non può”.
    Molto lucidi ed equilibrati mi sono sembrati gli interventi di Mario, del quale condivido la visione dell’uomo che nel suo percorso di crescita diventa “persona”. E quella originalissima dei due segmenti “fusi e non sommati, che crescono insieme sostenendosi a vicenda”. Ed è anche molto interessante l’esercizio proposto e la Vision che ne è scaturita.
    Devo ammettere che ad una prima lettura, anche io avevo avuto la stessa sensazione di Giovanna, per fortuna poi Mario ha provveduto a correggerla subito.
    A questo punto, non mi resta che ringraziare direttamente Antonella Dimauro per l’Umano e augurare a tutti un buon inizio settimana

  16. Antonio Q ha detto:

    Cari,
    leggendo finalmente con calma il tutto in sequenza non posso che esservi grati dei contributi chiarificatori sì ma ancor più ricchi di approfondimenti, sfaccettature, punti di vista e risorse assolutamente preziose.

    Alle domande fiume di Giovanna rispondo dicendo che ci sono alcuni punti fermi ma nache su quelli diversi modi di vedere, interpretare e vievere…che danno origine a differenti modelli.

    La mia esperienza mi ha portato a valutare la validità di un modello, di una visone del cambiamento e della trasformazione personale proporzionalmente alla sua efficacia, alla sua efficienza e alla sua ecologia:

    Raggiunge lo scopo?

    Lo raggiunge nel modo più semplice e con minori “costi” possibili?

    Rispetta la persona che opera il cambiamento e il suo ambiente?

    Ma è anche questo un punto di vista… :))

    Del resto siamo tutti qui per crescere condividendo!

    Vi abbraccio e vi ringrazio!

    Splendida giornata a tutti!

    Antonio

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