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Crescita personale: Felici in tempi avversi

Bentrovato in questo nuovo passo verso la nostra crescita personale ricca di benessere.
Oggi parliamo di felicità in questi tempi che sembrano avversi. Ce ne parla Daniela Troiani, una collega e amica che stimo molto dal punto di vista umano e professionale. Buona lettura.

Cosa lasciare in tempo di crisi? Cosa lasciare nel l’anno che finisce, senza sentirsi troppo sprovvisti?
La prima cosa che suggerirei di lasciare è la pigrizia sul divano davanti alla tv.
Lasciamola sola la pigrizia, abbandoniamola.
La pigrizia ci toglie le forze, che, invece, rinascono facendo cose, vedendo gente, vivendo emozioni, sgradevoli o piacevoli che siano.
La pigrizia toglie la volontà e il coraggio, toglie la speranza.
Capiamoci: il giusto riposo dopo una gran fatica  è necessario e opportuno. La solitudine dopo un dolore o per creare un progetto sono momenti essenziali per passare oltre.
La pigrizia, invece, è l’inerzia, è l’alienazione dagli altri, dal mondo e da  noi stessi.
La pigrizia frantuma in mille rivoli inutili il nostro pensiero, le nostre motivazioni, i nostri desideri.
Tanto la calma del giusto riposo ci ridona entusiasmo ed energia, tanto la pigrizia svuota ogni azione di senso, di valore.
Lasciamola sola sul divano sotto la copertina…e usciamo con gli amici, anche se ci hanno telefonato all’ultimo momento!
Anche le inutili arrabbiature lasciamo.
Ci sono situazioni, persone, eventi che non possono essere cambiati. Sono così e possiamo solo accettarli, ridurne al minimo gli effetti negativi sul nostro benessere.
E allora smettiamola di arrabbiarci inutilmente per cose che non si possono cambiare.
La rabbia, maldiretta, è uno spreco di energia, che, al contrario, potrebbe essere utilizzata per modificare ciò che delle situazioni può essere migliorato.
Impediamo alla rabbia di portarci al guinzaglio e chiudiamo i suoi eccessi in un cassetto di cui butteremo poi la chiave.
Anche delle dipendenze relazionali si può fare a meno.
Né l’amore, né l’amicizia sono prigioni in cui scoppiare di esclusività.
I rapporti si alimentano quando in essi si evolve, quando si hanno cose da narrare ed esperienze nuove da vivere.
L’altro non può, né deve, essere la stampella della nostra felicità, la ragione per cui alzarci la mattina, l’ossigeno che respiriamo, l’altra metà della mela.
Noi siamo interi e in noi stessi abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere una vita piena.
L’altro non è un bisogno, ma la possibilità di condividere , di riconoscersi nella diversa identità, di confrontarsi e scambiare opinioni, emozioni, cose buone e momenti difficili.
L’altro non può, né deve essere, l’unico senso della vita.
Il senso della vita è la vita stessa. L’altro è una delle ragioni, anche la più importante, ma non certo l’unica.
Dunque, se l’altro è un cordone ombelicale, stacchiamolo da noi, dal momento che nostra madre ci partorì molto tempo fa e da quel momento siamo liberi.
In questi difficili tempi di crisi, dove tutto sembra diventare precario e instabile, lascerei andare anche il narcisismo,che ci rende individualisti e chiusi nella fedeltà a noi stessi, alle nostre convinzioni, alle nostre sicurezze.
La solidarietà, il riconoscimento vicendevole   legittima le diversità e le rende risorse di crescita, di incontro, di integrazione reciproca.
Dal castello in cui siamo arroccati rendiamoci disponibili ad abbassare il ponte che ci mette in comunicazione vera, profonda, autentica con chi ci è intorno.
Solo così la nostra autonomia assumerà il valore di libertà sostanziale.
In tempi di crisi, anche la perdita di noi stessi nell’evasione frivola e destabilizzante proprio ci è superflua.La lucidità emozionale e cognitiva possono farci cogliere, seppur minime, opportunità e occasioni, che sfuggono ad un’anima disattenta e persa.
Rimaniamo presenti a noi stessi, alla nostra esistenza, anche quando sembra che il nostro benessere, la nostra qualità di vita sia nelle mani di altri.
Siamo noi che diamo agli eventi il giusto valore. Siamo noi che possiamo trasformare le ferite in feritoie. Siamo noi che possiamo subirla la vita o scrivere di essa almeno le parti che dipendono da noi.
Perciò rimaniamo lucidi, presenti a noi stessi, pronti e accesi.
Tra le cose vecchie, getterei anche l’invidia per ciò che non abbiamo e non avremo mai, per ciò che gli altri hanno, per ciò che neanche osiamo desiderare.
L’invidia e i paragoni corrodono la nostra capacità di godere di ciò che, nonostante tutto, siamo riusciti a costruire, a realizzare, a trasformare.
Se la nostra attenzione rimane concentrata su ciò che non abbiamo, siamo destinati ad infelicità certa.
Per essere felici anche in tempi avversi, la prima regola  è guardare ciò che c’é , ciò che rimane, ciò che ancora ci appartiene.
Ovvero, liberiamoci dalla tentazione depressiva, perché proprio non possiamo permettercela e , per esempio, sorridiamo alla possibilità di veder crescere il nostro bambino, mentre cerchiamo un lavoro che non c’é.
Infine, in tempi tanto critici, alleggeriamoci dalle nostre paure.
La paura ci rende cauti, ma il panico può paralizzarci.
Il controllo di molte situazioni non lo possiamo avere. Ma l’esperienza ci ha insegnato che sappiamo cavarcela in molti eventi, anzi, quasi sempre abbiamo trovato soluzioni ai nostri problemi, soluzioni efficaci.
Scegliamo una o due o tre paure da buttar via, affinché il nostro  passo possa divenire più leggero e il nostro sguardo verso il futuro più limpido. In tempo di crisi, scegliamo il coraggio.
Ti auguro una splendida giornata!
Daniela Troiani

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