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Crescita personale e relazionale: Sai aiutare chi ami?

Riprendiamo il nostro viaggio nel mondo della crescita personale. 

Una scimmia aggrappata al suo ramo, vide passare un pesce nel fiume sottostante. Con una mossa velocissima lo prese e lo gettò sotto l’albero sulla terra ferma. Mentre il pesce sbatteva con tutta la forza cercando l’acqua, gli altri animali chiesero alla scimmia: ”Perché lo hai fatto?” e la risposta fu “L’ho salvata perché stava annegando!

Oggi parliamo della relazione di aiuto, non di quella professionale che s’instaura tra un facilitatore di cambiamento (Counselor, Coach, Formatore, Terapeuta) e i suoi clienti ma di quella parte di ogni relazione umana che riguarda l’aiutare l’altro. Tutti noi ci troviamo spesso a voler aiutare gli amici, il partner, i figli o i colleghi.  Sembra scontato riuscire ad aiutare qualcuno ma non lo è per nulla. Quante volte ti è capitato di farti in quattro per aiutare una persona ottenendo solo rifiuto e opposizione?  Non è strano né paradossale, anche la relazione di aiuto ha le sue “regole” non teoriche, non formali, non assolute, non complesse; pratiche, semplici, flessibili e poche. Sono importanti accorgimenti che migliorano la qualità dei risultati e che, come tutto il sapere che conta sulla nostra crescita personale, nessuno ci insegna. Vediamone qualcuna

 

  • Nessuno può aiutare chi non vuole essere aiutato

Troppe volte cadiamo nella pessima abitudine di imporre il nostro aiuto invece di offrirlo. Noi decidiamo che l’altro ha bisogno di noi, noi decidiamo cosa sia meglio per lui, noi decidiamo i tempi e i modi. L’altro deve solo accettare. Questo va bene per un neonato che dipende dalle nostre cure ma non tra adulti. Che cosa succede di solito in questi casi? Si va in conflitto. L’aiuto si può solo offrire non imporre.

 

  • Esiste l’aiuto utile e l’aiuto dannoso

Sì, molto spesso l’aiuto può essere dannoso perché lascia la persona che aiutiamo in una condizione di dipendenza e debolezza. L’aiuto utile è quello che lascia l’altro in una condizione migliore di quella in cui si trova prima del nostro intervento, che accresce la sua fiducia in se stesso, la sua autostima e la sua libertà. L’aiuto utile è educativo, porta cioè la persona che aiutiamo a scoprire, utilizzare e accrescere le proprie risorse .

Se una persona cui teniamo molto ha paura di fare qualcosa, sostituendoci a lei e agendo al suo posto, probabilmente risolveremo il problema in quella singola situazione e ci sembrerà di averla aiutata. La volta successiva però,secondo te, lui si sentirà più capace di farcela da solo o meno capace?
Verificalo quante volte vuoi, sostituendoti a lui, accresci il suo vero problema, la paura. Si sentirà sempre meno capace di affrontare la situazione.
Se dai un pesce a un uomo lo sfami per un giorno, se gli insegni a pescare si procurerà cibo per la vita. 

 

  • Quando aiuti contano i risultati che ottieni non le tue intenzioni

Che cosa voglio ottenere aiutandolo/la? Questa è una domanda che è doveroso porsi perché spesso con le migliori intenzioni (aiutare) otteniamo i peggiori risultati (conflitto e incomprensione). Se con “Ti voglio aiutare” intendo “ Posso e voglio essere una risorsa per te”, accetterò serenamente che l’altro sia responsabile della propria vita, delle proprie difficoltà e decida come, quando e se avvalersi del mio intervento.
Se al contrario, voglio ottenere il merito della soluzione del problema, la gratitudine dell’altro o la dipendenza di questa persona da me tenderò a reagire con rabbia ai suoi normali tentativi di rendersi indipendente.

 

Nelle nostre relazioni più importanti (coppia, famiglia, amicizia, lavoro) il delicato equilibrio “difficoltà-aiuto” ha un ruolo fondamentale per il benessere relazionale. Si possono ottenere risultati soddisfacenti per tutti o innescare pericolosi giochi di potere anche non avendone le intenzioni.

Per aiutarti a migliorare le relazioni, desidero offrirti un bonus davvero speciale su questo importante e delicato argomento, una completa videolezione, in due parti, su come essere efficaci e produttivi nell’aiuto. Ti mostro come riconoscere e disinnescare un diffusissimo gioco relazionale legato al momento dell’aiuto. Buona visione!

Lascia un commento e condividi le tue riflessioni a caldo sul delicato tema dell’aiuto. Cresciamo Condividendo! 

Splendida giornata a te!

Antonio

 

 

 

 

8 Comments

  1. VIOLA ha detto:

    Grazie Antonio!!Questo è un posto bellissimo!

  2. Antonio Q ha detto:

    Grazie a te Viola!

    Continuiamo a rendere vivo Ricomincio da Me!

    Splendida giornata!

  3. Meg ha detto:

    …wow…che bella lezione per l’enorme esercito di salvatori che ci sono in giro e di cui,aimè,facevo parte anch’io…(purtroppo non riesco a far passare l’orgoglio che provo nell’usare su di me un verbo al passato ;>)…
    aiutare qualcuno è una cosa molto difficile secondo me …e se la parola aiuto deve essere vera deve avere a che fare con la parola GRATUITà!
    Se voglio aiutarti vuol dire che ti voglio bene,quindi voglio il tuo bene….si,ma dev’essere il TUO bene!!!
    Purtroppo quando siamo attanagliati dalla sofferenza e non riusciamo a trovare soluzioni e quasi non riusciamo a respirare succede una cosa strana,secondo me:invece di industriarci per trovare un rimedio dimentichiamo il nostro e ci dedichiamo ad altro ..agli altri …e più è plateale,forte,incisivo,potente il nostro darci agli altri è più sembra che i nostri problemi scompaiano….
    ma allora come si spiega la frustrazione e il senso di inettitudine che ne viene se il nostro potente aiuto non và in porto?Dovrebbe venirne serenità se siamo stati d’aiuto a qualcuno e anche se non lo siamo stati l’averci provato dovrebbe bastare….
    Ma non succede …forse perchè ci si aspettava dopo aver dato una mano all’altro in maniere totale che questo “totale” venisse dedicato a noi,che quel qulcuno a cui abbiamo dedicato totale dedizione notasse il bisogno urgente di aiuto….ma non succede e così si innesca un “gioco”malato che si espande ….e al posto della fiducia cresce la diffidenza e tutto si svuota di significato …e si moltiplicano i rapporti fatti di ipocrisia in nome di una difesa da un mondo egoista!!!
    grazie Antonio per gli strumenti forniti per superare una “visione”sbagliata delle cose…
    GRAZIE!!!

  4. Antonio Q ha detto:

    Meg Grazie di cuore a te per aver esplicitato un altro dei “giochi malati” che involontariamente inneschiamo.
    Ce ne sono tanti ma piano piano, riconoscendoli, accrescendo la nostra consapevolezza rispetto alle dinamiche relazionali che creiamo possiamo andare oltre i giochi verso relazioni che ci facciano sentire liberi, amati e soddisfatti.

    Un abbraccio e splendida giornata a te!

    Antonio

  5. K. ha detto:

    Mi era sfuggito, evidentemente, su Facebook che, ahimè, si afferma come il canale mediatico piu’ forte che esista al momento.
    Illuminante il “nessuno puo’ aiutare chi non vuole essere aiutato”. Dilaniante, pero’, resta assistere inermi alla distruzione di chi quell’aiuto lo rifiuta.
    Come si fa in quei casi?
    Impensabile (per me) restare a guardare.
    Buona giornata

  6. Antonio Q ha detto:

    Cara/o K,
    domanda assolutamente legittima e interessante la tua.

    Ti direi che certo restare a guardare la “distruzione” di qualcuno è difficilmente accettabile per chiunque, ti capisco.

    L’importante però è evitare di imporre il nostro aiuto e lavorare piuttosto sul mettere l’altro nella condizione di chiederlo e accettarlo.

    Investire energia nel fornire aiuto non accettato è uno spreco,
    concentrare invece le nostre energie nel rendere l’altro

    * più consapevole di avere una difficoltà

    * maggiormente disposto a chiedere e accettare l’aiuto

    * partecipe e artefice del proprio cambiamento

    * Responsabile della propria situazione e dei risultati che otterà

    è un ottimo investimento per noi e un certo guadagno per la persona che vogliamo aiutare.

    Grazie del tuo contributo!

    Splendida giornata a te!

    Antonio

  7. Batflavia ha detto:

    beh… che ti posso dire…. sono pienamente d’accordo!
    Questo articolo mi fa pure un po’ nostalgia, mi ricorda di quando a lezione (all’università) si parlava di queste cose! Che bei ricordi!
    Grazie!

  8. Crocerossina ha detto:

    illuminante. Le cose che sembrano ovvie,sono poi quelle che non riusciamo a vedere. Io faccio spesso il giocatore B e adesso mi rendo conto di quanto siano state inutili, anzi dannose, le mie preoccupazioni. Ho cercato di aiutare “a tutti i costi ” e, spesso, senza risultato chi mi sta vicino e solo adesso mi rendo conto che, il più delle volte, quell’aiuto non mi era stato richiesto. Io penso di soffrire della sindrome da crocerossina, non a caso ho scelto di fare l’infermiera! Scherzi a parte, le frustrazioni che ho accumulato nel mio rapporto di coppia, a questo punto sono meritate….

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